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La compagnia degli addii

6 marzo 2022

La compagnia degli addii, Axl Cendres, trad. Rosa Vanina Pavone, Il Castoro

Parliamo di un romanzo singolare, che non assomiglia a nessun altro. L’ho letto con un piacere immenso, divertendomi molto e al tempo stesso rimuginando sul senso della vita. Come si può stare quando tua madre decide di lasciare questa terra? Che sentimento della vita ti resta? Il suicidio è un pensiero che può accompagnare anche molti giovani, e ci sono epoche in cui il pensiero della morte è più forte che in altre. 

A settembre 2021, sono rimasta molto colpita dal suicidio di due adolescenti  e dal tentato suicidio di una adolescente il primo giorno di scuola. La  prima vittima è un ragazzo, un adolescente di origini cinesi  di 15 anni. Si è gettato dal balcone di casa al 12esimo piano di un palazzo nella zona nord di Milano. Stessa scelta,  stessa tragica modalità per togliersi la vita quella di una quindicenne residente nell’hinterland milanese che si è gettata dal settimo piano del palazzo in cui viveva con una coetanea. Ancora una 12enne si è gettata dalla finestra di casa al quarto piano. L’hanno raccolta in condizioni gravissime. E’ scattato l’allarme sui disagi degli adolescenti. Nella post pandemia le ospedalizzazioni sono enormemente aumentate.

La letteratura per ragazzi, quella coraggiosa, ha pubblicato libri bellissimi, qui ricordiamo L’assente di Jan De Zangher e La soglia, di Vanna Cercherà.

Nel libro francese qui presentato i suicidanti vivono un’esperienza collettiva in una clinica. I protagonisti sono tratteggiati con ironia e leggerezza. Un racconto che stimola, attraverso il sorriso, a guardare in faccia le cose, a prenderle in esame, e non averne timore. 

Purtroppo l’autrice ci ha lasciati. La sua penna resterà nella memoria di m molte lettrici e di molti lettori.

Grazia Gotti 

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I desideri fanno rumore

5 marzo 2022

I desideri fanno rumore, Paolo Di Paolo, Giunti

[…] un desiderio, quando si attiva, agita sempre un po’ la realtà intorno, è una specie di venticello che non lascia fermo quasi niente… […] Ogni tanto vorrei tapparmi le orecchie, non sentire più mezzo desiderio, solo silenzio, o solo i miei… Ma purtroppo non posso farci niente, non adesso almeno, mi muovo e arrivano, uno qua, uno là…”

A Caterina capita di sentire i desideri degli altri. All’improvviso una scossa, bzzz, e il desiderio di un altro diventa anche suo.

Caterina è spiazzata, confusa, troppo sola e confida il suo segreto a Luca, voce narrante di questo romanzo, l’unico con il quale si ritrova a non saperlo nascondere. “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”, ma quelle responsabilità Caterina non sa se è pronta ad assumersele. Sì perché fin quando si tratta di sentire che un tuo compagno di classe vorrebbe tanto un cane, passi, ma cosa succede quando senti il rumore che fa chi desidera sparire, morire? Come si fa a prendere distanza dalla sofferenza? Come si fa a dire “non sono affari miei”? E poi, come fai a leggere i tuoi desideri mentre li lasci sommersi sotto quelli degli altri? Cosa senti, veramente?

Luca, negli spazi in cui Caterina gli permetterà di inserirsi, le cammina accanto alla ricerca delle risposte a queste domande mentre, oltre l’isolamento di una cantina e la solitudine di spiagge deserte che sembrano appartenere solo a loro, la pandemia impone la Grande Interruzione, Quella di italiano parla con passione di amore e di luoghi dell’anima dallo schermo di un computer e qualcuno è immerso nella loro stessa difficile impresa.

Il romanzo è inserito in una collana che raccoglie opere italiane scritte per giovani adulti e di questi giovani mostra i turbamenti e le debolezze, ma anche la possibilità che riescano a intessersi dialoghi tra “filosofi” malgrado le troncature della comunicazione digitale, che si manifesti la volontà di fare per sé, per gli altri e tra gli altri nonostante le chiusure, che ci si abbandoni con sincerità di sentimento ai moti del corpo. Perché il desiderio non è sempre e solo espressione dell’anima ma anche della forma che essa abita.

Caterina può fare un uso buono e giusto, seppure non sempre saggio, del suo potere: ne ha le doti; Luca può fare della sua vita una fonte di pensiero, introspettivo e creativo: ha talento. Io ci credo e faccio il tifo per loro.

Grazia Gotti

La mia vita dorata da re

3 marzo 2022

La mia vita dorata da re, Jenny Jägerfeld, trad. Laurea Cangemi, Iperborea

Per un dodicenne che si sente disastroso e disastrato c’è solo una soluzione: tabula rasa e ricominciare daccapo.

Che poi quella che capita a Siggie è la situazione perfetta: nuova cittadina, nuova scuola e un’intera estate per imparare ad essere popolare.

Per la precisione 59 giorni.

Ci vuole un pò di metodo, no?

Prima di tutto una lista delle cose da fare, che comprenda ovviamente anche le cose da evitare in assoluto, soprattutto per uno come lui, a cui, diciamolo, non ne è mai andata dritta una.

La sua vita da dodicenne è una bella collezione di disastri: un occhio strabico che proprio non vuole saperne di stare al suo posto; una famiglia chiassosa e stracolma di stranezze; una grande difficoltà a socializzare, a trovare degli amici con la A maiuscola, a sentirsi appartenente a qualcosa.

Insomma, urge una ricetta perfetta.

Ecco quindi l’esilarante cronaca di un’estate ricca di avventure, colpi di scena e straordinaria ordinarietà dalla penna frizzante di Jenny Jägerfeld, che ci mostra il difficile passaggio dall’infanzia all’adolescenza, con lo sguardo fresco e onesto dei ragazzi.

La scrittrice e psicologa svedese, già vincitrice di numerosi premi (tra cui il Premio August, il Premio della Radio Svedese e il Premio Astrid Lindgren) dà voce ai tumultuosi dialoghi interiori del protagonista, a ricordarci il mondo sommerso di bisogni spesso nascosto dietro a degli occhiali da sole.

Un inno all’amicizia che nasce dalle diversità ,celebrando l’unicità nascosta in ciascuno. É una canzone genuina, cantata a gran voce, che invita il lettore ad unirsi al coro, secondo il suo ritmo e tono.

Un romanzo di formazione travestito da commedia quotidiana. Perché la sfida sta qui: crescere e trovare il proprio personale posto nel mondo,ognuno con la sua unicità.

Segni particolari: si legge con il sorriso stampato sulle labbra dall’inizio alla fine.

Francesca Valerio de Il Piccolo Giardiniere

Quattro sorelle. Enid

2 marzo 2022

Quattro sorelle. Enid, Malika Ferdjoukh, trad. Chiara Carminati, Pension Lepic

Quattro sorelle. Enid è il primo libro di una tetralogia, uscita in Francia nel 2003, che la casa editrice Pension Lepic ha voluto portare ai giovani lettori italiani.

Siamo nel Nord della Francia, sull’Oceano. Proprio affacciata sull’orlo dell’Oceano c’è Vill’Hervé. Dentro abitano Enid e le sue quattro sorelle; vivono lì da sole dalla morte dei genitori.

Prende vita un romanzo familiare che cattura il lettore con una scrittura precisa, intensa, divertente e dalla forte ricchezza linguistica. L’autrice è abilissima a regalare sorprese narrative con battute, dettagli imprevisti, ironia e con quella naturalezza descrittiva che ci conduce in una complessità emotiva evidente ma allo stesso tempo leggera.

È una storia che si apre a grandi temi con una vivacità narrativa, che lascia trasparire la profonda passione dell’autrice per il cinema. Il ritmo è frizzante, scandito da dialoghi sorprendenti e da descrizioni minuziose.

Le cinque sorelle entrano in scena con una personalità ben caratterizzata; emerge dalla narrazione, dai dialoghi, dai gesti. Ognuna di loro è alle prese con le avventure e le difficoltà che si modellano in una quotidianità condivisa e in crescita: il lavoro della più grande, la scuola delle altre, le riparazioni di una vecchia e grande casa, gli amori, le gelosie, i dispetti di bambini e adolescenti, le paure, i segreti di ogni sorella, che solo il lettore conosce (o forse no?).

È un libro sulla vita, sul diventare grandi con indipendenza, rimanendo però dentro a quella relazione complice con le persone a cui si vuole bene. Se da un lato i ricordi attraversano questo libro, dall’altro lo sguardo si proietta in avanti e lo scorrere della quotidianità ha desiderio di futuro.

Cristina Spallanzani

Il volo dell’allodola

1 marzo 2022

Il volo dell’allodola, Anthony McGowan, trad. Mara Pace, Rizzoli 

Ci sono dei libri che hanno il potere di catturarci, di trascinarci nella storia fin dalle prime righe e di cambiarci, come l’intenso racconto “Il volo dell’allodola” di Anthony McGowan, vincitore della Carnegie Medal nel 2020, uno dei più importanti riconoscimenti britannici come miglior romanzo per ragazzi. Seguendo i passi di Nicky e Kenny, conosciamo il legame di complicità e di affetto di due fratelli adolescenti che, su suggerimento del padre, decidono di fare una gita nella brughiera per dimenticare un presente opprimente, l’ansia e la paura di certi giorni; un viaggio per vedere il volo dell’allodola, uccello ormai scomparso, ma che appare ancora a primavera.

Nicky, sensibile e responsabile, è la voce narrante: non rivela le sue paure per proteggere suo fratello e nasconde la sua sofferenza per essere stato lasciato dalla sua ragazza, e prima ancora dalla madre. Kenny, che fa ridere i bambini, ma che spaventa gli adulti, è il fratello maggiore, fragile e timido, iscritto a una scuola speciale per ragazzi con problemi di apprendimento. E poi ci sono i genitori, con le loro fatiche e i loro vuoti. Il padre, ex alcolizzato, lavora di notte per trasportare barelle e cerca di dare un senso alla sua vita, grazie anche a una nuova compagna. La madre lontana, che dopo avere abbandonato i figli quando erano piccoli, decide dopo tanti anni di tornare per riallacciare i rapporti.

I due ragazzi partono con Tina, la loro cagnolina, come un rito che si ripete, come il viaggio che il padre faceva col nonno, per andare in alto e avere il mondo sotto i loro occhi.

L’improvvisa bufera di neve cambia i loro piani: lasciano il sentiero e si perdono. La spensierata passeggiata si trasforma in un incubo, un disperato tentativo di salvarsi, contro il freddo, il buio e forse anche contro il Gytrash, il leggendario mostro che vaga nella brughiera.

Soli e stremati, i due fratelli trovano la forza e il coraggio per tornare a casa, dopo il dolore e la disperazione.

“E poi l’ho sentita. La musica folle ed estatica dell’allodola. Ho socchiuso gli occhi nella luce e ho visto l’uccellino che puntava in alto…

“Il volo dell’allodola” è un romanzo sui legami che ci definiscono, sulla paura e sulla speranza, sul perdersi e sul ritrovarsi, sulla difficoltà del crescere. sul potere delle storie.

Anthony McGowan, affermato autore inglese di romanzi per adolescenti, ha scritto altri tre racconti dedicati a Nicky e Kenny che saranno pubblicati a breve, sempre dall’editore Rizzoli.

Ci aspettano altri voli!

Milena Minelli, libreria per ragazzi Castello di Carta

Tricorno si restringe

28 febbraio 2022

Tricorno si restringe, Florence Parry Heide, ill. Edward Gorey, trad. Paolo Maria Bonora, Bompiani 

Florence Parry Heide era un’amabile vecchietta con occhiali da vista e testolina canuta.

La sua penna però è stata una delle più affilate della letteratura per l’infanzia americana.

Nata nel 1919 in Pennsylvania, ha trascorso la sua vita adulta in Wisconsin con il marito e i suoi cinque figli, cresciuti col ticchettio di sottofondo di una vecchia macchina da scrivere.

Florence ha infatti scritto più di cento libri per bambini e ragazzi ma in Italia è purtroppo ancora poco pubblicata.

Bompiani ha tradotto alcuni suoi libri come “Favole a cui non badare troppo” , “Storie per bambini perfetti” e naturalmente il nostro “Tricorno si restringe”.

Il suo stile è tutt’altro che accondiscendente e ammiccante, anzi, la sua penna è cinica e sarcastica. Una scrittura che fa emergere tutte le contraddizioni degli adulti e mostra il lato scomodo dell’infanzia: i bambini non sono tutti zucchero e miele. Queste caratteristiche la rendono un’autrice coraggiosa e interessante per come sa differenziarsi.

Tricorno è un libro dove l’infanzia non è guardata, non è vista. Tricorno si sta rimpicciolendo e il mondo adulto non dà importanza a questi cambiamenti ma anzi, continua indifferente nei suoi vuoti rimproveri o restando col naso incollato alle proprie faccende. Un po’ come nell’albo “Non ora Bernardo!” di David McKee.

Tricorno però, come tutti i bambini, ha in sé risorse inaspettate, e le tira fuori, ce le mostra durante tutto l’ arco di questa breve narrativa e, sul finale, riuscirà a risolvere da solo le proprie magagne. Mentre gli adulti non si sono quasi accorti di nulla, lui ha compiuto la più straordinaria impresa: farcela con le proprie capacità.

Aspettiamo con ansia la prossima uscita “Il tesoro di Tricorno”!

Sara Panzavolta – Libreria Momo

La straordinaria estate della famiglia Bukowski

27 febbraio 2022

Will Gmehling, trad. Angela Ricci, La Nuova Frontiera Junior

Non c’è giorno, da maggio a dettembre, in cui Alf, Katinka e Robbie Bukowski, non sfruttino il loro ingresso gratuito alla piscina scoperta del quartiere, che sia una splendida giornata di sole o che prometta pioggia, eppure ogni giornata non si ripete mai uguale. I tre fratelli l’abbonamento lo hanno avuto come premio per aver salvato la vita a un bambino che stava annegando.

Attraverso la voce narrante di Alf, il maggiore dei tre, il lettore viene calato in un’atmosfera straordinaria nella sua semplicità, fatta di racconti quotidiani visti con gli occhi di un ragazzino di dieci anni e mezzo.

Tuffi dal trampolino da dieci metri, nuotate a perdifiato per riuscire a percorrere almeno un chilometro a stile libero, incontri speciali, primi innamoramenti e notti da brivido sono le avventure che giorno dopo giorno viviamo come se fossimo lì con loro. Sembra davvero un’estate che non finirà mai.

I fratelli non potrebbero essere più diversi: Alf è introverso, riflessivo e anche un poco impacciato, al contrario di sua sorella Katinka così forte e determinata da voler imparare da autodidatta il francese perché da grande vuole fare la modella o l’attrice a Parigi. Robbie, non parla spesso, preferisce indicare le cose, ama guardare il cielo e le nuvole, ma è unico e disarmante nel suo agire.

Emoziona e stupisce il loro legame, si supportano e si aiutano l’uno con l’altro, forti anche di una coppia di genitori innamorata e presente. La famiglia non è agiata, anzi, i soldi per la merenda si contano e non ci sono extra, ma senza nessuna scusa e nessuna lamentela anche questo aspetto viene affrontato con serietà e costruttiva positività. Non solo si respira la consapevolezza della responsabilità reciproca, che nasce dall’essere famiglia ma la tenace tensione a essere felici nonostante tutto. E come direbbe Katinka… “Ullallà” che libro straordinario è questo di Will Gmehling tradotto da Angela Ricci per La Nuova Frontiera Junior.

Autore Roberta Pettinella, Il Soffiasogni

Favole

26 febbraio 2022

Favole, Arnold Lobel, trad. Cristina Brambilla, Babalibri

Le storie di Arnold Lobel pubblicate nella collana “Superbaba” di Babalibri sono senza
dubbio dei bestseller per i primi lettori. Rana e rospo sempre insieme, Gufo è ora di
dormire, Maialino in fuga incontrano il gusto di bambini, librai e genitori. Testo in
stampatello maiuscolo, un linguaggio semplice ma non banale, gli animali protagonisti di
storie che raccontano l’amicizia e le piccole grandi avventure della quotidianità.
Arnold Lobel è autore anche di Favole, tra i finalisti del nostro Premio Orbil 2022 categoria
6-10 anni. Nato a Los Angeles, ma cresciuto a New York, è un autore di riferimento della
letteratura per ragazzi americana. Questa sua carriera è iniziata negli anni ’50, quando ha
cominciato a illustrare, lavorando contemporaneamente nel campo della pubblicità e delle
riviste. È uno dei pochi autori ad aver vinto sia il Newbery Honor che la medaglia Caldecott
ottenuta nel 1981 proprio grazie a Favole, raccolta di venti storie divertenti e intelligenti,
tutte con una morale arguta e tagliente esplicitata a conclusione di ogni racconto.
Lobel diceva “non riesco a pensare a nessun lavoro che potrebbe essere più piacevole e divertente che
fare libri per bambini”


un diletto che senza dubbio traspare quando leggiamo le sue storie, tra orsi vanitosi, oche
abitudinarie, coccodrilli pantofolai. Narrazioni avventurose, per nulla scontate che, come
nella miglior tradizione delle favole, ci fanno pensare anche ai vizi e alle virtù di noi umani.
Babalibri ha avviato il pregevole recupero di questo autore in passato in catalogo per
la Emme Edizioni di Rosellina Archinto, editrice raffinata e innovativa.
Il capolavoro di Lobel è un libro che dichiara la sempre grande attualità della favola, in
ogni epoca e in ogni luogo. A casa, come a scuola, il libro è perfetto per un’esplorazione
autonoma, così come per una lettura ad alta voce che coinvolge un adulto, la sera prima di
addormentarsi o al mattino per iniziare meravigliosamente la giornata.

Elena Giacomin-La casa sull’albero di Arezzo

Una vacanza da unicorni

25 febbraio 2022

Una vacanza da unicorni, Gilles Bachelet, trad. Eleonora Armaroli, Terre di mezzo

Ironico e dissacrante, perché gli unicorni, ammettiamolo, sono dei mostri sacri dell’infanzia, un albo dalle soluzioni narrative sorprendenti che elegge Gilles Bachelet degno erede degli scrittori che ai bambini e alle bambine hanno sempre lasciato uno spiraglio per prendere direzioni libere e inattese, anche poco convenzionali. Qui, la tenera delusione degli unicorni, soppiantati da esserini morbidi e coccolosi, si evolve in una spiazzante avventura che risolve pregiudizi, parla di amicizia, viene a capo di misteri, sconfigge i cattivi. Con una chiusa che racconta l’antagonista nella sua più intima e umana fragilità, in una svolta narrativa altrettanto singolare.

Di Una vacanza da unicorni è protagonista un unicorno che stenta a farsi una ragione della volubilità di certi gusti; non digerisce la strumentalizzazione consumista dei glitter, dell’aura fatata, e, nel caso degli insopportabili esserini alla moda, della straordinaria morbidezza. La sua anima da unicorno capace di grandi riflessioni e, soprattutto, sentimenti, ne risente. Si consola con la bella atmosfera che si respira a Villa Tranquilla, casa di riposo per giocattoli passati di moda. La quotidianità si arricchisce di tornei di bridge, spettacoli serali e chiacchiere a bordo piscina. Fino a quando, con faccia mesta, dal bus coi nuovi ospiti scende un gruppo di loviuciù. I famigerati esseri coccolosi.

Questo arrivo, fastidiosissimo sulle prime, e la scomparsa di Marcèl, un panda rosso esperto in manicure, si intrecceranno in maniera imprevedibile, cambiando il timbro della narrazione, che, pur mantenendo integra ironia e intelligenza, virerà verso la soluzione di un inquietante mistero.

Un albo dal tono trasversale che racconta una storia originale e riesce a parlare, divertire e in certi momenti (per quanto probabilmente l’unicorno borbotterebbe a questa mia affermazione) anche a intenerire, sia gli adulti che i bambini.

Io parlo come un fiume

24 febbraio 2022

Io parlo come un fiume, Jordan Scott, ill. Sydney Smith, Orecchio acerbo

Io parlo come un fiume è la storia di un momento, di un rituale, di un ricordo caro. È la capacità di un padre di comprendere la complessità che abita un figlio, è il dono di uno sguardo nuovo, di una via per ri-conoscersi. È la storia gorgogliante, vorticosa, tumultuosa, dirompente di una voce, di un flusso di parole indomabile, come il corso di un fiume.

 Mio padre dice che io parlo come un fiume. Questa è l’immagine straordinaria che il padre di questa storia restituisce a suo figlio, balbuziente, dopo una giornata di difficoltà di parole, mentre seduti vicini osservano lo scorrere dell’acqua. Ancora più toccante è scoprire che l’autore parla di sé, della sua infanzia. 

Nella narrazione di Jordan Scott, poeta canadese, che ha vinto il Latner Writers’ Trust Poetry Prize nel 2018 traspare una verità bambina intatta custodita con cura, densa di significati e di immagini (la P che mette radici nella bocca e si aggroviglia intorno alla lingua, la C che si attacca in fondo alla gola e la L che spolvera le labbra e costringe a farfugliare) risolta grazie a un amore profondo, attento e delicato. Oltre ad essere un omaggio al padre, l’autore ringrazia la madre per avergli fatto il dono della poesia che troverete sapientemente disseminata in ogni pagina. Il lavoro di Sydney Smith amplifica, riempie silenzi, risuona con le parole, ma più di ogni altra cosa illumina. Le pennellate con cui sono dosati i chiaroscuri, la luce del sole che disegna i contorni, che si posa lieve sul corpo, sulle spalle del bambino costringono l’occhio a fermarsi e a riconoscere un’influenza impressionista sapientemente ricostruita intorno a canoni del tutto personali. Quasi tutti i libri da lui illustrati hanno vinto riconoscimenti importanti, tra cui per ben due volte nel 2015 e nel 2017 il premio assegnato dal NYT al miglior albo illustrato e, nel 2018, la Kate Greenaway Medal per “Town is by the Sea”.