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C’era una casa a Mosca di Alexandra Litvina e Anna Desnitskaya – Donzelli

10 febbraio 2021

C’era una casa a Mosca di Alexandra Litvina, storica di formazione, autrice di numerosi titoli divulgativi per ragazzi, recentemente nominata per l’Astrid Lindgren Memorial Award 2021, e illustrato in maniera dettagliata e impeccabile da Anna Desnitskaya, una delle più apprezzate illustratrici russe contemporanee, vincitrice di numerosi premi, è un progetto interessante che utilizza l’estetica dell’oggetto, del dettaglio, al pari della struttura narrativa per ripercorrere i 100 anni di storia della Russia del XX secolo. Attraverso un testo personale e collettivo, che trova origine e filo conduttore tra le mura di una casa, prende vita una storia, la Storia, quella di una famiglia lunga generazioni insieme a quella di un intero paese.

C’era una casa a Mosca di Alexandra Litvina e Anna Desnitskaya – Donzelli

Lo sguardo semplice ed essenziale dei bambini, che si succedono nello scorrere del tempo e delle epoche, nella narrazione intima di una complessità generale che riguarda un intero popolo e che si specchia nella quotidianità di tutti, fin dentro le case (quella della famiglia Muromtsev in particolare) è il focus per raccontare le vicende storiche di un’intera nazione.

C’era una casa a Mosca di Alexandra Litvina e Anna Desnitskaya – Donzelli

Il libro utilizza la forza evocativa degli oggetti per ricreare le atmosfere tipiche dei vari momenti storici, mostrando al lettore anche quelli apparentemente insignificanti ma rappresentativi di una mutevolezza repentina, tipica del XX secolo ma soprattutto legati a una specificità geografica che permette una lettura su più livelli e uno sguardo ampio e allo stesso tempo singolare per interpretare la storia. I due piani narrativi, quello soggettivo/bambino e quello storico/enciclopedico, che si alternano nello scorrere delle pagine, concedono la possibilità di alternare con semplicità una prospettiva macro e una grandangolare che si intrecciano creando una moltitudine di connessioni e soprattutto permettono di non dimenticare che dietro gli avvenimenti, le guerre e le rinascite ci sono uomini, donne e bambini in carne e ossa con i loro sorrisi, le loro lacrime, la loro vita che reclama di essere vissuta.

C’era una casa a Mosca di Alexandra Litvina e Anna Desnitskaya – Donzelli

Il libro, anche se non in maniera intenzionale si presta a una lettura circolare, e le proposte interattive che si trovano all’interno (come la caccia al tesoro) a ri-letture continue. Un glossario alla fine del libro invita ad approfondire concetti, personaggi, oggetti e curiosità. Un approccio interessante ed esteticamente ricco e armonico che ancora una volta sottolinea come la potenza dell’immaginario visivo accostato a un testo puntuale e comprensibile sia un’incredibile risorsa per conoscere e interiorizzare argomenti complessi. [Valentina Serafini, Olivia libreria bistrot, Poggibonsi]

La scimmia dell’assassino, Jakob Wegelius, Traduzione di Laura Cangemi, Iperborea

9 febbraio 2021

Protagonista assoluta di questo romanzo d’avventura è Sally Jones, una scimmia antropomorfa. Un giorno riceve in regalo una macchina da scrivere dall’amico Henry Koskela, chiamato anche il Capo.

Koskela è un marinaio e viaggia per il mondo con la sua nave da carico per trasportare merci da un porto all’altro. Lui e Sally Jones sono inseparabili. Sally, grazie a lui, ha imparato moltissime cose sull’arte marinaresca, sui motori navali, e su altre questioni che le permetteranno di sopravvivere in un’avventura davvero incredibile e piena di pericoli.

La scimmia dell’assassino, Jakob Wegelius, Traduzione di Laura Cangemi, Iperborea

Sally Jones affida proprio alla sua macchina da scrivere la storia di questa avventura.

Tutto ha inizio a Lisbona quando, a causa di un carico di merci non andato a buon fine, Henry Koskela si trova implicato in un omicidio e finisce in prigione. Sally Jones è sola, non sa dove andare, soprattutto perché stanno cercando anche lei, la scimmia dell’assassino.

Ma non si perde d’animo. Può contare sulla sua intelligenza, sull’esperienza maturata in mare e in tanti porti, può contare sul suo fiuto imbattibile e su alcune persone che faranno di tutto per aiutarla.

La scimmia dell’assassino, Jakob Wegelius, Traduzione di Laura Cangemi, Iperborea

Un’avventura che ci tiene con il fiato sospeso, che ci porta in viaggio con Sally da Lisbona fin nel lontano Oriente e che affascina il lettore con una carrellata di personaggi intriganti, raccontati con una marcata intensità psicologica. Entriamo nella bottega di un abile riparatore di strumenti musicali, nell’umile casa di una donna dalla voce che incanta, corriamo sui tetti di una città portuale, percepiamo i fumi e gli odori di una locanda di mare, assistiamo al fervore luccicante delle serate a teatro, restiamo abbagliati dallo sfarzo ostentato da un ricco maharajah indiano, vediamo sguardi loschi, poi volti rassicuranti. Passi, corse, canti, silenzi, parole nascoste, sentiamo la tensione crescere e l’inaspettato può celarsi dietro a ogni pagina.

La scimmia dell’assassino, Jakob Wegelius, Traduzione di Laura Cangemi, Iperborea

Lo scrittore riesce a orientarci con maestria in un intreccio che si infittisce in maglie sempre più strette.
Ci guidano nella lettura bussole preziose: la scrittura impeccabile, la narrazione limpida dei fatti, la precisione descrittiva.

È un romanzo d’avventura che si apre a temi importanti: l’amicizia, quella vera, su cui si può sempre fare affidamento, il pregiudizio che nasce da una percezione distorta della diversità e la debolezza umana di fronte al denaro e alla possibilità di arricchirsi. [Cristina Spallanzani, allenatrice della creatività]

La mia vita felice, di Rose Lagercrantz, illustrazioni di Eva Eriksson, Il Castoro

8 febbraio 2021

“È tardi, ma Dani non riesce a dormire. Alcune persone per addormentarsi contano le pecore, ma lei no! Dani conta tutte le volte in cui è stata felice!”

La scrittrice svedese Rose Lagercrantz, Premio Astrid Lindgren nel 1979 e Premio August nel 1995 (prestigiosi riconoscimenti letterari svedesi nell’ambito della letteratura per ragazzi), ha rivelato in un’intervista che ha scritto il suo racconto dopo la morte della madre. Per superare il dolore del momento e per ritornare ad essere felice, per il suo nuovo libro ha scelto di partire dal titolo: “La mia vita felice”. E, incominciando da queste parole, meravigliose ed evocative, ha narrato la storia di Dani regalandoci un racconto delicato, un viaggio leggero e profondo nell’infanzia.

Dani è una bambina di 6 anni e, prima di addormentarsi, conta tutte le volte in cui è stata felice: quando è riuscita a nuotare senza affogare, quando ha ricevuto il suo primo zaino per andare a scuola… Sono momenti felici da trattenere e da custodire per poter affrontare le sue giornate. La nostra protagonista vive con il papà (la sua mamma è morta) e Gatto, e cerca di superare le sue piccole e grandi paure. Scopriamo con Dani le incognite e le difficoltà della scuola, ma anche la sorpresa e il dono dell’amicizia. Dani conosce Frida, una sua compagna di classe, e nasce con naturalezza e spontaneità un bellissimo rapporto di intesa e di fiducia. L’improvvisa partenza di Frida getta Dani in un grande sconforto, ma riesce a comprendere il dolore della perdita e il sentimento della lontananza e comincia a volgere la sua attenzione e il suo sguardo verso gli altri, nuovi amici da conoscere. Dani ci insegna ad aprire sempre il nostro cuore. La sua voce è autentica e sincera, mai banale. Seguendo le sue giornate, tra gioie e dolori, sentiamo i suoi pensieri, i suoi sentimenti, l’affetto che la circonda e che lei riesce a dare.

“La mia vita felice” è un piccolo racconto di formazione, per comprendersi e per scoprire la vastità e la bellezza del mondo, per non dimenticare che la vita è piena di sorprese!

Eva Eriksson, importante illustratrice svedese che ha collaborato con grandi autori, tra cui Ulf Stark, illumina con i suoi disegni a inchiostro nero la figura di Dani e degli altri protagonisti rendendo più semplice la lettura del racconto già suddiviso in brevi capitoli.

Rose Lagercrantz ha scritto altre avventure di Dani e, dopo “La mia vita felice”, è stato pubblicato recentemente anche “Il mio cuore ride e saltella”: eccoci pronti per vivere un’altra storia con Dani! “E inizierà un nuovo capitolo della sua vita felice.” (La traduzione è di Samanta K. Milton Knowle) [Milena Minelli, Castello di carta, Vignola]

La tigre, di Jan Jutte, edito da Lemniscaat

7 febbraio 2021

In un freddo pomeriggio, tra boschi ammantati di neve, Giulietta si gode la sua tranquilla passeggiata immersa nel silenzio… 

La tigre, di Jan Jutte, edito da Lemniscaat

…quando una tigre inaspettatamente le si avvicina. 
Che paura!, potrebbe pensare qualcuno, ma niente di quello che ci si aspetterebbe succede, solo coccole e tanta tenerezza che preludono all’inizio di un’affettuosa e sincera amicizia. 
La tigre trova accoglienza non solo nella casa di Giulietta, non più vuota e triste, ma in tutto il villaggio, che dopo un iniziale smarrimento, si abitua alla presenza di tigre al punto da diventare parte integrante della vita della comunità. 

La tigre, di Jan Jutte, edito da Lemniscaat

Ma il richiamo del mondo selvaggio si fa sentire e tigre comincia a manifestare la sua sofferenza. 
Il suo morbido e caldo pelo, inizia  a perdere le strisce e con esse la felicità. 
È la nostalgia che irrompe prepotentemente e che brama il ritorno alla propria terra d’origine. 
Riuscirà Giulietta ad aiutare la sua giovane amica? Riuscirà a lasciarla andare per il suo bene? 
Lasciamo a voi la curiosità di scoprire il finale della storia che vi scalderà il cuore. 
Quello che è certo è che in questo meraviglioso albo illustrato si percepisce la forza dell’amore, che si dona, si riceve e si rinnova in diverse forme. 

La tigre, di Jan Jutte, edito da Lemniscaat

A impreziosire la narrazione le stupende illustrazioni di Jane Jutte, autore anche del testo, che ci trasportano in due mondi diversi: quello del villaggio nord europeo, con le caratteristiche case colorate e le pittoresche stradine, e quello più orientale che richiama l’India, con i suoi turbanti, colorati incantatori di serpenti e selvagge foreste pluviali. [Roberta Pettinella, Il soffiasogni, Albano Laziale]

Voci dal mondo verde, Stefano Bordiglioni, illustrazioni di Irene Penazzi, Editoriale Scienza

6 febbraio 2021

Tra tutte le piante raccontate in Voci dal mondo verde quelle che più mi hanno affascinato sono quelle che radicano la terra da tempo immemore, i fossili viventi. Conoscevo la storia della Cicade, i cui antenati hanno guardato negli occhi i Tirannosauro rex, giunti a popolare la terra un paio di milioni di anni dopo che essa aveva messo radici. Ma sono rimasta stupefatta che anche il Ginko biloba, le cui caratteristiche foglie a ventaglio sono così spesso rappresentate nei libri per l’infanzia, perché uniche ed elegantissime, fosse così antico da meritare anch’esso la definizione di “fossile vivente”.

Voci dal mondo verde, Stefano Bordiglioni, illustrazioni di Irene Penazzi, Editoriale Scienza

Stefano Bordiglioni trova parole che hanno il ritmo della narrazione, della storia, ma conservano l’agilità del lessico scientifico, alle quali si affiancano le illustrazioni  di Irene Penazzi, artista dal tocco fresco e pulito, perfetto per  esprimere i colori e le luci di una natura, quella vegetale, che per sua indole cerca la luce e tende al cielo.

Voci dal mondo verde, Stefano Bordiglioni, illustrazioni di Irene Penazzi, Editoriale Scienza

Ogni capitolo si apre con una illustrazione a doppia pagina e un’introduzione che contestualizza l’argomento con indicazioni dal carattere generico, utili a dare le basi alle descrizioni dettagliate e piene delle piante che ne costituiscono il corpo. E quindi ci sono i ‘campioni d’altezza’, tra cui spicca la sequoia gigante, che può raggiungere i 95 metri; le ‘piante da favola’, che per le loro straordinarie caratteristiche hanno stuzzicato la fantasia degli uomini, le Frangipane, per esempio o  Il drago delle Canarie, leggendario per aver incontrato, un giorno, Ercole; le ‘grandi foglie’, tra cui la Ninfea gigante, capace di reggere su di sé il peso di un bambino, grazie alle venature robuste ma cave, che, piene d’aria, la rendono capace di galleggiare.

Voci dal mondo verde, Stefano Bordiglioni, illustrazioni di Irene Penazzi, Editoriale Scienza

Gli alberi parlano in prima persona, e, nel farlo, forniscono indicazioni sulla loro provenienza, la loro evoluzione, l’interazione con altre specie viventi e le loro proprietà. Il libro è inserito nella collana “I libri dell’orto”, un progetto ideato dall’editore insieme l’Università degli Studi di Padova. [Barbara Ferraro, libreria Il Giardino Incartato, Roma]

STORIA DI UNA STELLA – KIRA KIRA EDIZIONI

5 febbraio 2021

La borsa piena di cataloghi, percorro il corridoio A del padiglione 29 della Bologna Children’s Book Fair. È il corridoio dove espongono gli editori giapponesi.
Oramai mi riconoscono tutti, anche se solo di vista. Raccolgo tracce, notizie, impressioni dalle decine di cataloghi, dagli albi illustrati che sfoglio e fotografo. Ho raccoglitori ormai pieni di biglietti da visita di illustratori giapponesi, cercati con meticolosa attenzione sul coloratissimo muro dove giovani e meno giovani artisti, lasciano traccia del loro lavoro e delle loro speranze. Sono semi, che custodisco con cura, pianto e annaffio ogni giorno, coltivandoli assieme ad un sogno.
Tenere per sé tanta meraviglia è impossibile, nel 2016 creo il blog, kira kira ehon dove racconto di letteratura, illustrazione e cultura per l’infanzia dal Giappone. Kira kira è un’onomatopea della lingua giapponese che indica qualcosa che brilla, che scintilla.

 In Fiera con Maki Hasegawa e la libraia giapponese Aya Ishii

Quell’anno per la prima volta, mi presento in Fiera con un biglietto da visita, sopra c’è disegnato un libro aperto dalle cui pagine escono brillando alcune stelle. È il mio modo di raccontare, senza parole, cosa significa per me l’editoria giapponese per l’infanzia.
Scrivere, come spesso succede, aiuta a chiarire, a fare luce, a tracciare un percorso.
Così è stato: il sentiero era segnato, serviva prendere coraggio e seguirlo.
Due anni dopo il grande passo, nel 2018 nasce un piccolo progetto editoriale, kira kira edizioni. Un progetto che vuole fare da ponte fra Italia e Giappone. Autori e illustratori nipponici in traduzione, ma anche albi originali con autore italiano e illustratore giapponese. Le stella, ormai un portafortuna, resta sul nuovo logo e approda sulle coste dei nostri libri.

Le stelline portafortuna di kira kira

Ma cosa c’è di giapponese in questi albi? Cosa li lega l’uno all’altro? È il racconto dell’infanzia, un’infanzia fatta di giornate solitarie, un’infanzia che compie viaggi straordinari e che si pone sull’orlo del limite invisibile tra quotidiano e magia. Il potere immaginifico dei bambini diventa reale, quasi tangibile, proprio come succede nel pensiero bambino, dove i giocattoli possono parlare, dove se ci si sente soli si possono avere centinaia di sorelline, dove si vola assieme alle api e gli orsi ci aiutano nel nostro percorso di crescita. Di certo il magico non si trova solo negli autori giapponesi, ma è un dato di fatto che le peculiarità culturali di un popolo vadano a costruire il suo immaginario, riflettendosi anche nei libri. Per i giapponesi tutto ha un’anima, il velo fra il nostro mondo e quello spirituale è sottile.

ill. da Alice Keller, Maki Hasegawa, A casa dell’ape, kira kira edizioni, 2018

Il Giappone è un paese bambino, dove gli attraversamenti pedonali hanno la loro musica, le tessere della metropolitana dei più piccoli fanno il verso di un uccellino quando vengono passate, i cartelli per strada sono pieno di personaggi buffi, simpatici che ti chiedono di rispettare o fare qualcosa, ma in modo gentile. Una sensibilità che trapela anche dalle parole e dalle figure, un immaginario che kira kira vuole raccogliere e raccontare, perché crede che ai bambini servano sempre di più, porte verso l’altrove.

Il 15 febbraio celebro i 3 anni di questo progetto, li festeggio con chi ha deciso di seguirmi in quest’avventura, perché i sogni hanno bisogno di teste e mani per essere realizzati. Li festeggio con i nostri autori, chi potrà esserci e chi manderà un messaggio.

Lo stand alla Bologna Children’s Book Fair 2019

Vi aspettiamo alle 18 in diretta su Facebook, dalla pagina di kira kira edizioni! [Articolo di Elena Rambaldi]

il sito di kira kira edizioni

Nel paese delle Veramiglie di Camille Jourdy, tradotto da Silvia Cavenaghi, Arka

5 febbraio 2021

Questo fumetto si è aggiudicato i più importanti premi del fumetto europeo, come la menzione speciale del Bologna Ragazzi Awards 2020 per la categoria fumetti, il primo premio al Festival International de la bande dessinée d’Angouleme 2020 e il primo premio a Les Pépites du Salon de Montreuil 2019, sempre per la categoria fumetti.

Nel paese delle Veramiglie di Camille Jourdy, tradotto da Silvia Cavenaghi, Arka

Non c’è da stupirsi che abbia catturato anche l’attenzione delle libraie e dei librai indipendenti per ragazzi di ALIR e che sia finito nella terzina finalista del Premio Orbil 2021.

Ma che cosa di questa graphic novel ha mosso il cuore di così tante giurie?

Intanto si deve cominciare con l’immergersi nel mondo di Camille Jourdy, la mano che ha sceneggiato e illustrato il fumetto. Camille è un’artista francese di grande talento, che tratteggia un immaginario dalle atmosfere fini e delicate, piccoli personaggi, tanti dettagli, senza appesantire mai le tavole. Si ha l’impressione di galleggiare su nuvole bianche d’estate in campagna, di sentire l’odore selvatico dei tronchi e dell’erba e la dolcezza di certe giornate che si trascorrono da bambini, tra giochi, panini alla marmellata e avventure che finiscono sempre per l’ora di cena.

Nel paese delle Veramiglie di Camille Jourdy, tradotto da Silvia Cavenaghi, Arka

Nel Paese delle Veramiglie è come un’Alice di Carrol a fumetti. La piccola Jo si muove in un mondo acquerellato, popolato di bizzarri personaggi: unicorni, volpi parlanti e cani con le scarpe. La caratteristica che rende speciale quest’opera è sicuramente l’umorismo che Jourdy ha inserito nella storia. L’umorismo è una delle cose più difficili da restituire in un libro per bambini. è  caratteristica che si sviluppa con l’età, e cambia a seconda del contesto culturale. L’autrice è riuscita a creare un perfetto concerto di elementi comici universali e racconto di formazione e d’avventura, mantenendo  i toni lievi e scanzonati del fumetto.

Nel paese delle Veramiglie di Camille Jourdy, tradotto da Silvia Cavenaghi, Arka

Soprattutto, “Nel paese delle Veramiglie” è un’opera complessa, con più livelli di lettura, ed è questa complessità che si va a premiare in un libro per bambini. Si crede che un fumetto sia poco più che uno svago, non un vero libro. Si crede che l’infanzia sia semplice e possa essere facilmente incasellata. Chi lavora con lo sguardo rivolto ai piccoli sa quanto invece la complessità sia e debba essere una caratteristica dell’infanzia, che può essere perturbante e gioiosa, piena di luci e di ombre. Quanta gamma di sfumature ha l’infanzia! Camille Jourdy ci racconta questo mondo delicato e complesso, una fiaba così coerente e fedele al suo intento da lasciare estasiati.

Un mondo veramiglioso, proprio come lei lo ha dipinto. [Sara Panzavolta, Libreria Momo, Ravenna]

Prima che sia notte, Silvia Vecchini, Bompiani editore

4 febbraio 2021

Il libro è il racconto che nasce dai pensieri di una ragazzina, sorella di Carlo: Carlo non sente, vede solo da un occhio e anche quest’occhio è molto debole. È necessario un nuovo intervento per proteggere la poca vista che gli è rimasta. Le parole di Emma – questo è il nome della protagonista, che scopriamo solo a fine libro – scorrono veloci, sui fogli della macchina da scrivere acquistata in un mercatino dell’usato. I pensieri hanno il suono dei tasti, parlano una lingua dettata da uno smarrimento e dal desiderio di dare un ordine agli stati d’animo che attraversano questo smarrimento. Emma ha una burrasca dentro: la preoccupazione per la vista di suo fratello che si fa sempre più debole, la preparazione di tutta la famiglia per l’ennesima operazione a cui Carlo si sottoporrà, la mancanza di un educatore per lui nella scuola che dovrebbe accoglierlo, le conversazioni con il linguaggio dei segni che portano troppo silenzio in casa, una nuova amicizia, che forse è qualcosa di più.

Allora Emma scrive. Frasi brevi, parole essenziali ma spontanee e autentiche, versi che si compongono in piccole poesie di quotidianità. È tutto molto reale e concreto: i pensieri si riversano su fogli bianchi per fare chiarezza, per dettare la verità. Emerge un legame tra fratelli fortissimo, una consapevolezza di presenza reciproca che è motore del loro coraggio. Solo in alcuni momenti a raccontare è una voce esterna: il segretario della scuola, il cassiere del supermercato, l’infermiera, la bidella, l’educatore, piccole finestre narrative, sguardi che mettono a fuoco alcune situazioni che ruotano attorno a Emma e alla sua famiglia.

L’autrice compone testi concisi, con parole accuratamente scelte, per portarci una storia familiare fatta di attesa, di suoni silenziosi, di parole che nascono dentro e si compongono sulle mani; una storia che sta in coraggioso equilibrio tra la forza e la fragilità, la forza di una famiglia unita e la fragilità di persone messe ogni giorno alla prova dalla malattia di un figlio e di un fratello. Silvia Vecchini ci parla di persone che stanno in ascolto dei gesti anche più piccoli, ci parla della bellezza delle cose semplici e del valore di ogni singola conquista o risultato raggiunto, delle emozioni reali che uniscono le persone nonostante tutto. [Cristina Spallanzani, allenatrice della creatività]

Un attimo perfetto, di Meg Rosoff, traduzione di Claudia Manzolelli, Rizzoli

3 febbraio 2021

Un narratore in prima persona racconta di un’estate perfetta, che comincia con un viaggio lungo e noioso che si distende nell’istante in cui la strada che porta all’amatissima casa delle vacanze si fa più familiare e prende il tono allegro e conviviale dell’estate. Le persone che compongono l’anima di questa casa, inclusa la dependance, sono molto diverse tra loro, in contrasto talvolta, eppure in armonia. Sembra tutto vero, sembra che questa casa delle vacanze sul mare sia teatro di talmente tante imperfezioni da dar luogo a rappresentazioni perfette.

E di teatro, copioni, costumi si parla spesso, sebbene nessuno dei protagonisti abbia nulla dei teatranti, nemmeno quelli che pensano di farlo di professione.

E sì, certe estati sembrano perfette. Talvolta lo sono. La casa color pervinca, che si tramanda da generazioni e dalle cui finestre si vede il mare, è teatro delle giornate dorate, del quotidiano semplice e sereno di una famiglia numerosa, allargata. Una voce, che resterà fino alla fine senza nome, narra e sembra destinata a restare sopra gli eventi, occhio comprimario. Poi ci sono i genitori, due sorelle, di sedici e quattordici anni, un fratello più piccolo. E nella casetta in giardino una giovane coppia di cugini in procinto di sposarsi.

Tanti attori per una sceneggiatura soffusa, ricca di atmosfera, tempi dilatati, come l’aria talvolta fa sulla sabbia rovente. Sembra che nulla possa scalfirla sebbene sin dalle prime pagine un rumore di sottofondo ci sia, quelli che seppur lievi disturbano l’armonia. I legami tra tutti sono consolidati, c’è molto affetto eppure qualcosa si incrina quando arrivano ospiti due fratelli, uno bellissimo e affascinante, l’altro taciturno, ombroso.

Dicevo che la voce che narra sembra essere quella di un osservatore; è acuta, certo, ma poco parte del contesto, lo rende un perfetto operatore dietro le quinte.

E invece la forza delle tensioni della giovinezza, della spavalderia, della timidezza, delle turbolenze, finisce per coinvolgere tutti, con la stessa, intrigante, intensità. Un romanzo ben tessuto, che intreccia più piani, quello della formazione, dell’amicizia, dell’amore, i cui protagonisti sono strutturati e pieni e, sebbene alcuni risentano della forza e dell’esuberanza di altri, conservano le proprie caratteristiche e il proprio punto di vista. [Barbara Ferraro, Il Giardino Incartato, Roma]

ll grande Nate, Marjorie Weinman, illustrazioni di Marc Simont, il Barbagianni Editore

2 febbraio 2021

La scelta delle terzine del nostro Premio Orbil 2021 è stata accompagnata da una serie di preziosi incontri di scambio e riflessione attorno alle tante proposte editoriali che di mese in mese affollano gli scaffali delle nostre librerie. Sembrerà strano, ma in questa sovrabbondanza di titoli, può capitare che alcuni gioielli passino in sordina. Un rischio che abbiamo corso anche nel caso delle avventure de “Il grande Nate” che, per fortuna, siamo riusciti a riacciuffare grazie alle segnalazioni dei colleghi durante i nostri appuntamenti di approfondimento e studio. 

ll grande Nate, Marjorie Weinman, illustrazioni di Marc Simont, il Barbagianni Editore

E mi permetto di dire che sarebbe stato davvero un grande peccato perché l’indicazione arrivava per una fascia d’età sempre molto delicata, quella 6-7 anni in cui si fa davvero fatica a trovare proposte interessanti e di valore, motivo per cui il libro è stato letto con entusiasmo e felicemente inserito nella terzina dei finalisti al Premio.

Mentre gli altri titoli della terzina sono degli inediti sul mercato, nel caso di Nate abbiamo rivolto lo sguardo al passato, agli anni ’70 per l’esattezza, a una serie che arriva sugli scaffali italiani grazie a Il Barbagianni Editore che ripropone un classico della letteratura americana che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo. 

ll grande Nate, Marjorie Weinman, illustrazioni di Marc Simont, il Barbagianni Editore

Nella prima pagina del libro Nate è seduto al tavolo di cucina, appena dopo una bella colazione con pancake, succo e latte. Squilla il telefono. È Annie, un’amica che abita in fondo alla strada. La bambina ha perso un disegno e ha bisogno dell’aiuto del piccolo detective. Nate prontamente indossa gli abiti da lavoro (l’impermeabile alla Sherlock Holmes), prende quaderno e matita ed esce di casa, ma prima si ricorda di lasciare un messaggio alla mamma perché non si preoccupi. Vestiti i panni dell’investigatore, fa domande a tutti i personaggi che sembrano coinvolti nella sparizione e cerca in ogni modo di svelare il mistero della scomparsa del ritratto di Zanna, il cane di Annie. 

Nate, che è stato creato da un’autrice che da bambina aveva due grandi sogni, diventare scrittrice ed essere una buona detective, è un personaggio a cui ci si affeziona, è ironico, curioso e coraggioso e soprattutto ama le storie a lieto fine ed è per questo che corre in aiuto dei suoi amici, consapevole delle sue capacità e del suo intuito. Le illustrazioni, in bianco e nero e in alcune pagine anche a colori, accompagnano il lettore con discrezione ma costituiscono un elemento importante per entrare nell’immaginario della storia. 

ll grande Nate, Marjorie Weinman, illustrazioni di Marc Simont, il Barbagianni Editore

“Nate the Great” di cui negli Stati Uniti esistono più di 20 titoli, è una serie che spicca nel panorama editoriale italiano e che offre ai bambini del primo ciclo della scuola primaria delle letture divertenti, brevi, ma strutturate, stampate con carattere ad alta leggibilità, perfette per chi muove i primi passi nella lettura autonoma. Inoltre, le avventure di Nate costituiscono un primo approccio al metodo d’indagine deduttiva che i nostri giovani lettori incontreranno da più grandi nelle storie dei grandi detective Sherlock Holmes e Agatha Christie. [Elena Giacomin, La casa sull’albero, Arezzo]